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Ricordando mia madre, la mia prima estate nella colonia montana a San Basilio…

Oggi un centro radar astronomico.

 

Complice il pc, la sera di quei mesi invernali, dove in queste pagine virtuali si scrivevano i nostri pensieri, le nostre emozioni, qui ti conobbi, ed è qui che voglio ricordarti.

In quella domenica invernale, il primo incontro, quella domenica sembrava un giorno primaverile, si sa nel nostro capoluogo mitigato dal mare le giornate spesso con un pò di sole sono imprevedibili poi noi Sardi, del campidano siamo fortunati, abbiamo un inverno tiepido. Sardi scritto con la S maiuscola per sottolineare meglio le nostre origini, guarda caso il tuo Nick era Nuraghe, ed io con la mia maschera di mamuthones abbiamo capito cosa ci accomunava, da li a raccontarci della nostra vita, tu con i tuoi problemi mentre io avevo trovato un amico. Dicevo ero li quella Domenica, , nella piazza di chiesa  San Saturnino, dove io ero impegnato con i volontari della Croce Rossa, ci incontrammo come vecchi amici, invece erano poche settimane che ci scambiavamo epistolarmente pensieri di vita. Cercavi nuovi amici e amiche che ti tenessero lontano, dalle tue tristezze, dai pensieri di quella compagna di vita, con la sua mente che si stava svuotando di tutti i ricordi. Ricordo eri sempre il primo ad organizzare e festeggiare i compleanni, invitandoci con i tuoi vecchi amici…

 Sono trascorsi pochi anni eppure sembrano secoli, quel primo capodanno nella mia casa, quella gita nel paese di San Valentino, dove le sorgenti d’acqua sono fonte di vita, che sgorga incessantemente scavando solchi nella roccia, facesti conoscere ed amare questi luoghi perché tu li amavi. Come dimenticare quando ci seguivi mentre sfilavamo in costume per san’Efisi, scattando foto e filmati…

                                    Ciao amico mio, voglio ricordarti così,

                                                                                         ci mancherai.

Erano i tuoi preferiti

 

Eravamo in tanti, il ritrovo in quelle domeniche di luglio sino alla fine d’agosto, preparavamo: legna, vettovaglie, pasta al forno, malloreddus, maialino, anguria, vino, brirra Jchinusa, chitarra ed un vecchio mangiadischi con batteria da auto per durare di più…… correva l’anno 1970 -:- 1971…. pronti per parire al mare, dve? Portopino (da non confondere con Portofino), un luogo modesto nel comune di San Giovanni Suergiu (Mauritania sarda), a sud della Sardegna tra Capo Teulada e l’isola di S’antantioco. Si partiva prestissimo, il ritrovo era a casa mia sotto le piante dei limoni, poi via, io con la mitica 500 scroccata a mio padre, Franco il figlio del fornaio con la 600 furgonata, Bruno con la bianchina, Antonello ex meccanico con la moto , Giampaolo (il più grande) con la prima 128 ed altri ancora, che si aggregavano al nostro gruppo………….

Qualche anno è trascorso, oggi ho rivisto quei luoghi magici, quei luoghi dove alcuni hanno trovato anche l’amore………

la pineta, il vecchio buncher, la trincea, soprattutto il mare la sua sabbia la sua scogliera.

Sono trascorsi 37 anni eppure sembra ieri……………

Dedico questo pensiero agli amici che non ci sono più.

 

Uova pasquali, una moda molto antica

 

L’uso di regalare uova risale infatti a tempi assai più remoti della festa cristiana. Già 5000 anni fa i Persiani, ad esempio, celebravano l’arrivo della primavera con riti propiziatori in cui l’uovo era sempre presente.

      

Una volta, (parlo della mia terra), le uova di pasqua che si regalavano ai bambini erano davvero delle uova delle uova di gallina intendo, che grazie al lavoro creativo e abile di affettuose mamme, nonne, zie perdevano il ruolo di banale alimento quotidiano per trasformarsi in uno speciale dono messaggero di auguri e prosperità. Due le versioni classiche in cui venivano preparate queste uova insieme alla pasta del pane: sa pipiedda, cioè la bambolina che veniva donata alle bambine, e su zirante, per i maschietti.

praticamente utilizzando della pasta per il pane si realizza nel caso della pipiedda una sorta di pagnotta che raffigura una bambina vestita di tutto punto e si inserisce nella zona del ventre un bell’uovo; su zirante dei bambini è ancora più semplice poichè si deve realizzare con la pasta una sorta di ghirlanda che accoglierà l’uovo. 

naturalmente tutto è affidato all’abilità di chi realizza "l’uovo di pasqua", in alcuni casi si realizzano pipiedde e ziranti talmente belli che dispiace toccarli, ma alla fine finiscono sempre per essere mangiati.

Quanti ricordi, era un rito, oggi resta solo un ricordo per me, anche se in qualche modo cerco di mantenere la tradizione, forse poche famiglie nei paesini mantengono ancora viva.

                                     Voi invece?

  

         In questa mattina uggiosa penso al sole che c’è e non c’è, ad una primavera che tarda, sembra voler giocare a nascondino…….. Giocare e i ricordi riportano indietro nel tempo, quando in queste tarde giornate di marzo si faceva Vela a scuola e ci si aggrappava al tram chiamato P che ti portava alle prime spiagge del Poetto di Cagliari. Forse sono solo ricordi oppure impressioni, il sole sembrava scaldasse di più, o forse l’energia della gioventù mitigava la brezza facendoci sentire solo il calore……………….. Un sorriso per chi sente ancora bambino con la voglia di giocare ancora ai quattro cantoni.

              Buon giorno Primavera…..

L’Albero degli amici
 

Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il  semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.
Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,
vedendo molte lune passare,
gli altri li vediamo appena tra un passo e l’altro.
Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi.
Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno
dei nostri amici.

Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra
amica Mamma,
che ci mostrano cosa è la vita.
Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il
nostro spazio affinché possano fiorire come noi.
Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che
rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.
Ma il destino ci presenta ad altri amici che non
sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro
li chiamiamo amici dell’anima, del cuore.
Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell’anima
si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.
Egli da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra,
 salti ai nostri piedi.


Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una
vacanza o un giorno o un’ora. Essi collocano un
sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.
Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli
che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento
soffia appaiono sempre tra una foglia e l’altra.
Il tempo passa, l’estate se ne va, l’autunno si
avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono
l’estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.
Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che
sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre
radici con allegria.


Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando
incrociarono il  nostro cammino.

Ti auguro, foglia del mio albero, pace
amore,  fortuna e prosperità.
Oggi e sempre…….. semplicemente perché ogni persona che
passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di se e prende un poco di noi.
Ci saranno quelli che prendono molto,
ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e
la prova evidente che due anime non si incontrano

per caso.

  

La carta viene dal Venezuela è stata scritta da Paul Montes

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